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29 Ottobre 2019 By Matteo Ficara 6 Comments

Joker. Dal fumetto al cinema, la filosofia di una “giornata storta”.

Joker. Dal fumetto al cinema, la filosofia di una “giornata storta”.

“Riguarda solo me o tutti stanno impazzendo?”, questa domanda ti porta in un istante nella filosofia della “giornata storta”, quella di cui parla Todd Phillips in Joker e di cui parlò Moore nel fumetto “The Killing Joke”. Come la follia, dal cinema, ci parla del mondo reale.

Non so se hai già visto il film Joker con Joaquin Phoenix. Ultimamente non si fa che parlarne. Qui trovi un punto di vista personale, che mescola riflessioni sul film e sul fumetto da cui è tratto, fino a parlare di quanto la “filosofia della giornata storta” sia una questione urgente nella nostra realtà di ogni giorno.
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Anche per te e per me, intendo. Infatti parlo anche di pezzi di storia personale.
Ti avviso: l’articolo è lungo e contiene qualche piccolo spoiler, ma credo valga l’impegno di leggerlo fino alla fine, perché dopo una riflessione e della tristezza, contiene un germe di possibilità per il presente ed un futuro migliori.

 Joker 

Chi è Joker? Nel film di Phillips è un certo Arthur Fleck, persona che può essere considerata normale, se non fosse per alcuni disturbi e problematiche che si trova ad affrontare: è in cura per una qualche forma di depressione, che sfoga con improvvisi attacchi di risata incontrollata.
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Per il resto Joker è una persona di quelle che trovi agli angoli della realtà, spesso abbandonate, accasciate, infreddolite, sole e disperate. Ma è una persona come tante, una persona “normale”. Forse la sua più grande malattia non è mentale, ma sociale: è l’umanità.
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Arthur rappresenta chi viene abbandonato da tutto, ad un certo punto anche dal servizio medico di ascolto, ove una psicologa (che in definitiva non lo ascoltava realmente) gli dava dei medicinali.
Psicologa: “Arthur, ho una brutta notizia. È l’ultima volta che ci vediamo“.
Arthur Fleck: “Lei non mi ascolta. Mi fa sempre le stesse domande ogni settimana: come va il lavoro, hai avuto dei pensieri negativi… Sono soltanto negativi i miei pensieri!”
Viene abbandonato dal sistema, dalla madre, che probabilmente gli ha mentito per tutta la vita. Abbandonato dal padre da sempre, abbandonato anche dal proprio idolo, il comico televisivo Murray Franklin.
Viene abbandonato dalla vita, dalle possibilità di un amore, di una relazione, dalle sue stesse idee (quelle di fare il comico, come gli diceva la madre, che lo chiama “Happy“), dal futuro.
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 La filosofia della giornata storta 

A molti di quelli che leggeranno l’articolo, queste righe non piaceranno. Chiedo loro di avere la pazienza di proseguire fino alla fine, perché quando ci si trova negli spazi freddi ed angusti di un periodo buio, viene voglia di alzare i tacchi e smammare, ma se si ha fiducia ancora un pochino si può trovare una luce anche lì in fondo.
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Qui sarà lo stesso: ora scoprirai che Joker sei anche tu, che siamo io e te, chi ci sta attorno, ma non ti devi impensierire, è solo una provocazione. E alla fine ti propongo anche una soluzione.
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Da quel Joker che reagisce alle troppe provocazioni ed umiliazioni subite, che smette di farsi sopraffarre dagli insulti e dalle ingiustizie per troppo tempo accusati, rispondendo con un atto di disperazione, da quel Joker la distanza è breve.
Lo dice Moore, che al suo fumetto fa mettere in bocca le seguenti parole mentre Joker parla con Batman:
“Ah! Vedo che hai ricevuto i biglietti omaggio che ti ho mandato. Sono contento. Desideravo tanto che venissi qui. Vedi, non è importante anche se mi catturi e mi rimandi nel manicomio… ho fatto impazzire Gordon. Ho dimostrato la mia tesi.
Ho dimostrato che non c’è differenza tra me e chiunque altro! Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me: una giornata storta.
E a chi non capita una giornata storta? Certo, quella di Gordon raccontata nel fumetto e quelle (tutte) di Arthur nel film di Phillips, sono o profondamente storte o continuamente storte, però in linea di massima… può capitare.
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 Follia e normalità 

Come si fa a dire cosa sia normale e cosa follia? Certo: lo possono fare medici e psicoterapeuti, ma lo faranno comunque in relazione ad un sistema codificato di idee a quello che chiamo “mondo”, ovvero il sistema di percezione in relazione alle regole di società e cultura.
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Capiamoci: uno che va in giro a sparare alla gente di certo non mette in atto un comportamento “normale”, ma questo non vuol dire che sia “pazzo”: folle è il comportamento messo in atto, ma il percorso, il pensiero di fondo che lo ha portato ad agire in quel modo, ha una logica, sempre.
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Joker gioca su questo: la distanza tra la normalità e la follia è una serie di passi che fai nel pensiero in base agli accadimenti della tua vita. Non tanto “cosa accade” ma come lo vedi e cosa decidi di fare.
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Non è tanto l’atteggiamento del momento, quindi, quanto l’escalation psichica che uno percorre fin lì, che bisogna osservare. Non è possibile dire che le esperienze che viviamo sono “storte”, perché più e più volte è capitato che dagli stessi fatti, sono nate risposte diverse.
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Il che vuol dire che non esistono folli? Ahimè no. Vuol dire che prima di arrivare a quel gesto di follia c’è una strada tortuosa, dove magari soffriamo e ci sentiamo soli, abbandonati e schiacciati. Vuol dire che prima di arrivare a quel passo, ce ne sono centomila e magari è possibile, con una filosofia della cura, evitare di farli.
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E allora, che fare?
Ecco un paio di idee per una possibile “cura”: una personale ed una sociale.
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 Allargare orizzonti 

E se Arthur si fosse allontanato dalle idee che la madre aveva per lui, quelle di fare il comico, che gli portavano così profonda tristezza e disperazione? Forse tutto il resto non sarebbe accaduto, forse avrebbe addirittura trovato una strada di felicità e di auto-realizzazione. Forse.
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“E se…” due parole, sono l’inizio di molte cose, forse di tutte. 
Anzi tutto di prendere la vita con leggerezza e con gioco. Che non vuol dire non voler ammettere la bruttezza, ahimé quella c’è, ma significa “mostrare l’altra guancia”: invece di arrabbiarsi e arroccarsi, scappare o accusare, cambiare la propria frequenza e connettersi con pensieri diversi, che non si focalizzano sul problema ma sulla soluzione. O meglio ancora: sulla Bellezza possibile.
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Questo tipo di gioco lo puoi fare con immaginazione e pensiero, ovvero con la filosofia, che ti accompagna fuori dai territori della “ragione” (ove “o tu, o io”), fino ad esplorare i vasti spazi del pensiero.
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La filosofia ci insegna ad allargare le prospettive per vedere le cose da altre possibili punti di vista, ci insegna ad essere liberi di leggere, dagli accadimenti, quel che è meglio per noi, andando a sondarli col pensiero critico, col discernimento, e poi ci riporta non alle azioni immediate, di reazione, ma a quelle consapevoli, riflessive, ove possiamo portare una decisione, una scelta e, quindi, un significato. 
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La filosofia come cura, cura di te, della tua libertà, del tuo sistema di pensiero che – in definitiva – è lo sguardo con cui guardi e conosci il mondo. Una cura nel senso di avere cura di te.
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 Follia sociale 

Siamo in una società macchinosa, costruita su logiche che per molti non hanno più senso (se ne hanno mai avuto). Ad esempio la logica del denaro: bisogna avere il denaro, altrimenti ti viene preclusa una parte di possibilità, a volte anche di accesso alla vita (in America anche alle cure).
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Non è assurdo? Il primo interesse dovrebbe essere la vita, il secondo la felicità e il terzo la bellezza (almeno secondo me), eppure il primo interesse sembra essere il denaro.
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Ci è chiesto di affiliarsi al sistema di pensiero dominante, perché se non lo fai sei sbagliato e vieni espulso dal gioco: se sei malato e sofferente, diverso nella visione delle cose, se ti senti solo… non lo devi far vedere, perché altrimenti fai paura e invece che essere aiutato, vieni offeso, pregiudicato, prevaricato, schiacciato e abbandonato.
“La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi” – Arthur Fleck
Insegnava bene, allora, il Buddha, che non è bene eliminare dalla propria vita il dolore, la sofferenza, la malattia e la vecchiaia, perché togliendo questi elementi costituenti della vita, creiamo una vita ideale e iniziamo a vivere in essa, in una finzione, una fiction in cui siamo perfetti, lo possiamo e lo dobbiamo essere e chi non lo è deve essere eliminato, perché ti ricorda che la tua vita è solo una illusione.
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Allora apriamo gli occhi: al nostro fianco ci sono realtà che per troppo tempo abbiamo lasciato fuori dal “mondo”. Sono quelle verità scomode, come le guerre in atto (vedi in Siria, nonostante i giorni di fermo), il nucleare, la vendita di armi e l’intenzione di fomentare le guerre, vedi la disperazione che trascina persone nell’alcool o nelle droghe, vedi la compravendita di sesso, verginità, bambine/i. Vedi un pianeta senza respiro, mari inquinati, prodotti alimentari di plastica.
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È una diffusa follia sociale in cui sentirsi a proprio agio è come una malattia cronica. Lo dice anche il Joker in “The Killing Joke”, parlando con Batman:
Ma la mia tesi è… che sono impazzito. Quando ho visto quale terribile, amara barzelletta sia il mondo, sono diventato matto come un cavallo! Lo ammetto! Perché tu no?
Voglio dire, non sei stupido! Devi capire la realtà della situazione. Lo sai quante volte siamo andati vicino alla Terza guerra mondiale per colpa di uno stormo di anatre su un monitor? Lo sai cosa ha scatenato l’ultima Guerra mondiale? Una polemica su quanti pali del telegrafo la Germania doveva ai suoi creditori di guerra! Pali del telegrafo! Ah ah ah ah!
È tutto una barzelletta! Tutto ciò che chiunque abbia mai avuto a cuore o per cui abbia lottato… è tutto una colossale, demenziale battuta! Perché non ne vedi il lato comico? Perché non ridi?”

 La risata 

Ecco perché Joker irrompe in una risata.
Filosoficamente parlando la risata è una delle due risposte che mettiamo in atto quando non sappiamo come rispondere agli stimoli delle realtà: risata e pianto ci vengono in soccorso quando siamo bloccati di fronte a qualcosa di inatteso o di incomprensibile.
La risata di Joker è una decompressione di un blocco interiore: quando la realtà è così assurda che non c’è modo di spiegarla, allora… irrompe quella risata folle.
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Ma esiste una versione sana della risata, io l’ho appresa grazie alla mia consorte Lara Lucaccioni e… mi ha riportato alla vita. È una risata libera, che ti permette di affrontare quello che c’è, ammettendolo per quello che è e ti dà la forza di decidere di affrontarlo in modo diverso: leggerezza e gioco.
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Non una risata per criticare e fuggire, ma una risata per avere la forza di prendere una decisione che può fare la differenza: interrompere la catena di questa follia sociale di sofferenza, sopruso, ingiustizia, odio e abbandono. Interrompe il ciclo down ed iniziare ad impegnarsi ogni giorno nel creare una realtà felice.
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L’ho vista in atto per anni e posso dire che una sana risata è una reale soluzione sociale: avvicina le persone perché è per tutti e non fa differenze di credo, di ceto o di nazionalità, stimola il gioco e la cooperazione, ti invita a guardarti negli occhi e a ri-conoscerti e ti permette di prendere le cose con maggior leggerezza.
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 Una storia personale, la mia 

Io, personalmente, sono stato fortunato: ho vissuto un momento di depressione e la sfogavo nell’alcool. Non stavo bene e non lo sapevo, sapevo solo che mi alzavo disperato ogni mattina chiedendomi il senso del vivere. Per fortuna non stavo male socialmente: non venivo deriso o attaccato, ma mi sentivo solo nonostante fossi in mezzo a centinaia di persone ogni giorno.
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Io ero lì perché pensavo fosse giusto: che altro c’è nella vita se non lavorare e guadagnare anche se costa fatica e se non ti senti felice? Sentivo mio padre felice di me, ma io non lo ero. Chi mi stava attorno non sembrava soffrire come me: forse ero solo io il “pazzo”, il diverso. 
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Poi ho avuto fortuna, la fortuna di incontrare chi mi ha aiutato a vedere la mia condizione e ad alzare la testa, indicandomi altre prospettive. Guarda caso con la filosofia: mi si è aperto un mondo, che mi porta qui, ora, a scrivere questo. Sono stato fortunato perché ho avuto prospettive nuove e ho preso una decisione diversa da quella che la società/cultura si aspettava: lasciare un lavoro ben pagato, per andare a studiare.
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Ho avuto fortuna perché la vita mi ha mandato una consorte speciale: Lara Lucaccioni. Non è stato facile, con lei, agli inizi. Ma poi… poi mi ha insegnato la risata (a fatica, perché non accettavo che mi insegnasse qualcosa) e da lì, grazie a lei e a nostra figlia, che ha risvegliato in me la bellezza del sentimento, che avevo sepolto per il troppo soffrire, sono tornato alla vita, alla bellezza, alla gioia.
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Quando ti dico che Joker è solo ad una giornata storta da me e da te, probabilmente esagero, perché ne devono passare di giornate storte affinché si agisca in quel modo, ma è vero che questo film viene a mostrare una condizione umana reale, esistente nel mondo e alla quale ognuno può portare una soluzione, che – in definitiva – è una scelta: cambiare stato, punto di vista, energia.
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Io ho imparato a farlo, con la Filosofia, l’immaginazione e la narrazione. Lara con la Risata, la Coerenza Cardiaca e la Scienza della Felicità.
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E tu? Cosa fai per trovare il coraggio di ammettere il brutto, ma mantenere una tua centratura e un focus al positivo? Cosa fai per trovare la forza e la gioia di decidere in che modo mandare le cose? Cosa fai per essere motore di una Specie Felice?
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.

Per approfondire:

➠ Filosofia della Specie (TAG)

➠ Filosofia dei SuperCattivi (ARTICOLO)

➠ Depressione, malattia del secolo (ARTICOLO AIFA)

➠ Depressione in Italia (ARTICOLO AIFA)

➠ Yoga della Risata e Depressione (ARTICOLO su laralucaccioni.com)

➠ Coerenza Cardiaca e Depressione (ARTICOLO su laralucaccioni.com)

➠ Scienza della Felicità e Depressione (ARTICOLO su laralucaccioni.com)

➠ Storie di Cambiamento legate alla Depressione (CATEGORIA su laralucaccioni.com)

➠ Joker – recensione su Dire (ARTICOLO ESTERNO)

 

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Filed Under: Antropologia, Blog, Consapevolezza, Film, Filosofia del Profondo, Filosofia della Specie, Narrazione, Recensioni Tagged With: Antropologia, filosofia, Filosofia del Profondo, Filosofia della Specie, Specie, SuperEroi

Matteo Ficara

Filosofo, Scrittore
Ideatore di Le Stanze dell'Immaginazione®

Mi impegno a scorgere visioni migliori e a narrare prospettive per realizzare un'evoluzione verso la Specie Felice.
Fin dalle caverne abbiamo raccontato chi siamo nelle immagini disegnate e nelle storie narrate. Raccolgo queste storie antiche, decodifico le immagini con cui ci rappresentiamo oggi e mi impegno a pensare futuro.
.
Scopri di più su di me nella BIO.

Comments

  1. Andrea says

    1 Novembre 2019 at 10:07

    Il coraggio di aprirsi agli altri di aprirsi a se stessi, scegliere di amare la vita quando sei a un passo dal distruggerla, Joker è reale è possibile, mi ci posso rispecchiare e mi sento fortunato perché mi accorgo di essere circondato da una rete di persone affetti amici colleghi che in qualche modo ci aiutano ad andare avanti, ci aiutano a rimanere attaccati alla vita, una stato di coinvolgimento che nel tempo ha delle basi su cui poggiare, l’albero che cresce sei tu tra raggi di sole e tempesta, grazie.

    Rispondi
    • Matteo Ficara says

      1 Novembre 2019 at 10:12

      Grazie Andrea del tuo commento.
      Sì, ahimè la condizione rappresentata da Arthur Fleck, in Joker, è reale. Certo un po’ accentuata, ma non così lontata da vederla impossibile. E, un po’ come diceva Leopardi che dal suo pessimismo vedeva una luce nella “social catena”, il recupero della bellezza personale nella vita di ogni giorno e delle sane relazioni sono un basamento che ci dà forza, prospettive e non ci fa sentire soli, ma anzi, in una rete di valore, di sentimento e di senso.

      Rispondi
  2. Giulia says

    3 Novembre 2019 at 2:20

    Davvero bello leggerti Matteo… sono molto contenta di conoscere te, Lara e la piccola Bea. Grazie per la condivisione. Io questo film l’ho visto due volte al cinema a distanza di una settimana . Il confine tra follia e normalità è una linea sottile che va sempre allenata: Allargare Orizzonti, la risata … l’ho sperimentato e spero di sperimentarlo ancora su di me. Il pezzo dell’articolo che mi ha colpita:
    […] Anzi tutto di prendere la vita con leggerezza e con gioco. Che non vuol dire non voler ammettere la bruttezza, ahimé quella c’è, ma significa “mostrare l’altra guancia”: invece di arrabbiarsi e arroccarsi, scappare o accusare, cambiare la propria frequenza e connettersi con pensieri diversi, che non si focalizzano sul problema ma sulla soluzione. O meglio ancora: sulla Bellezza possibile.[…]
    Grazie Matteo!

    Rispondi
    • Matteo Ficara says

      3 Novembre 2019 at 12:04

      Giulia… ma che meraviglia il tuo commento!
      Grazie di cuore! Sono lieto che ti sia piaciuto ^_^

      Rispondi
  3. gigliola says

    3 Novembre 2019 at 11:30

    Grazie al tuo articolo oggi andrò a vedere il film, so già che mi piacerà.

    Rispondi
    • Matteo Ficara says

      3 Novembre 2019 at 12:03

      Ah, ne sono felice! Buona visione a te ^_^

      Rispondi

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MATTEO FICARA
Filosofo, CHO, Futurista
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