
Cos’è l’intuito? Una visione istantanea della verità al di là delle cose, o un “vedere interiore”? Sappiamo che le intuizioni arrivano in un istante, ma non come ciò accada. L’intuito è un processo di pensiero che puoi imparare ad attivare intenzionalmente e migliorare.
Ho incontrato l’intuito, come tema di ricerca, anni fa, quando facevo i miei primi passi nel mondo dell’immaginazione e del pensiero, a cavallo tra gli anni dell’università e quelli di pratica meditativa e immaginativa.
Recentemente ne ho scoperto qualcosa in più su come funziona e su come usarlo al meglio.
Intuito: definizione
Quando parliamo di “intuito”, di cosa parliamo?
Mi piace sempre partire da qui, da una definizione, così per essere certi che si stia parlando della stessa cosa (in un dialogo) o comunque per migliorare la comunicazione (anche se per iscritto).
Quando possibile, poi, adoro partire da una etimologia, che in questo caso è il conosciutissimo “in-tuere“, col significato di “guardare dentro”.
Una definizione un po’ inflazionata, ormai, che tende a bypassare un dettaglio molto molto importante, ovvero che “in-tuere“ non significa propriamente “guardare dentro”, quanto piuttosto un “fissare dentro”.
Come spiego bene nel mio ultimo libro “Andata e Ritorno. Istruzioni per il viaggio immaginale“, insomma, il processo di intuizione non è solo “trovare qualcosa”, ma anche tutto il lavoro del “fissarla”.
A breve parleremo della differenza tra le due visioni e arriveremo a comprendere perché, anche più tecnicamente, l’intuito non è solo “quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile”, ma anche tutto il processo che sottende a questa esperienza (chiamata tecnicamente “insight”).

Intuito: cos’è
Ripartiamo dal “concetto ingenuo” dell’intuito come un “vedere dentro”, che viene spesso confuso con un “vedere dentro di sé”.
Si dà per scontato che le risposte siano “dentro” e che, con l’intuito, si possa trovarle. Ma… non è proprio così.
Anzi tutto diciamo che da nessuna parte c’è scritto “ipse”, cioè “se stessi”. e che, quindi, in-tuere non indica necessariamente un “guardare dentro di sé”.
Intuire significa piuttosto “guardare dentro” alle cose che abbiamo di fronte (o anche dentro), fino a che non se ne scopre quel “qualcosa in più” che prima ci sfuggiva. Ecco perché è un “fissare”.
In sé – quindi – l’intuito è sia il lungo processo di contemplazione che ti porta a scoprire qualcosa, sia quel momento in cui quel qualcosa di nuovo viene a galla e te ne accorgi:
un osservare fino a che non “trovi” quel qualcosa in più, fino a che non avviene la “a-ha” experience.
Un insight in cui una serie di informazioni che avevi già, prendono – in un istante – un senso completamente nuovo, inatteso e capace di farti comprendere qualcosa che prima non pensavi nemmeno.

Intuito: 3 tipologie
E questo, almeno, è il tipo di intuizione che conosco meglio: un insieme di prassi contemplativa e insight.
Ma non è il solo tipo di intuito.
Ci sono anche moltissime – interessanti – ricerche scientifiche tenute dall’Institute of HeartMath, di cui parla la mia consorte Lara Lucaccioni nel suo articolo sull’intuito, che ci permettono di parlare di più tipi di intuizione. Ce ne sono almeno 3 tipi:
- conoscenza implicita
Che fonda le sue esperienze intuitive su conoscenze già acquisite ma presenti in modo indiretto nel campo di attenzione dell’individuo.
. - l’intuito legato al sentire
ovvero quella capacità di cogliere il lato “sottile” delle cose (come quando intuisci che qualcuno ti sta guardando).
. - l’intuizione non-locale
Che è sicuramente la più interessante, poiché non solo ci apre al fatto che il cuore percepisce i dati in anticipo sulla realtà (con circa 5 secondi), ma che possiamo intuire informazioni che non abbiamo assimilato prima e che non sono legate al contesto, ma che sono in relazione con noi per un fenomeno simile all’entanglement.

Intuito: una prassi di pensiero
Ecco che, quindi, ora hai in mano qualche dettaglio in più sull’intuito.
La tua domanda ora sarà: quindi, come posso usare al meglio il mio intuito e migliorarlo?
Da una parte, soprattutto se parliamo di quello non-locale o legato al sentire, ci sono le tecniche di coerenza cardiaca che insegna la mia consorte Lara (c’è tutta la pagina con le info, qui: “Il vantaggio della resilienza“).
Hanno il vantaggio di essere semplici, possibili a chiunque e scientificamente basate.
In secondo luogo, sapendo che è un processo di cui ti accorgi in un istante, ma che ha un suo iter lungo, un processo continuo, che puoi facilitare attraverso la prassi della contemplazione.
Ne parlo diffusamente in “Andata e Ritorno. Istruzioni per il viaggio immaginale“, ma te ne riassumo qui alcune regole:
- evita lo stress
Se corri, se la tua attenzione è sempre altrove e salta da una cosa all’altra in pochi istanti, è più difficile avere intuizioni. Non perché non ne hai (a volte il surplus di informazioni facilita), ma perché magari non te ne accorgi.
Le tecniche di HeartMath nascono proprio per gestire stress ed emozioni e la pratica di contemplazione ha, tra i suoi effetti positivi, quello di creare uno stato di calma intenzionale (o attiva), che sono l’ideale per intuire.
. - allarga il confine della coscienza
Non c’è bisogno di “focalizzare l’attenzione“, per avere una intuizione, perché essa lavora – spesso – al di là della nostra attenzione cosciente. Anzi, portarci l’attenzione in modo diretto non aiuta. Ma… allargare il campo di ricezione, sì.
Una contemplazione non è una pratica di attenzione focalizzata, ma allargata e questo ti permette, allo stesso tempo, di lasciar lavorare il processo (e di coglierlo prima) e di facilitarlo, creandogli l’ambiente ideale entro cui processare.
. - porta attenzione ai segnali
C’è chi ama chiamarli “segni”, chi “sincronicità”, chi “insight” o “a-ha experience”. Chiamali come vuoi (di fatto non sono propriamente la stessa cosa), ma l’importante è che, una volta che il tuo sistema non è troppo distratto e la tua coscienza è vasta, vigile ma non focalizzata, allora puoi iniziare ad accogliere quelle immagini, idee, sensazioni, situazioni che ti colpiscono di più, portandoci l’attenzione.
Se contengono qualche insight per te, vivrai la bellissima sensazione di avere una intuizione.











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